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L’inganno delle diete low carb.

Dec 16, 2016
3 min read

Le diete low carb sono oggetto di accese discussioni. Fanno discutere e portano il fervore nella comunità scientifica, nelle persone che hanno provato questo tipo di dieta e hanno fallito, e quelle che difendono uno stile alimentare mediterraneo.


Purtroppo, questa é una storia che abbiamo già sentito. Vi ricordate le diete low fat? Erano state proposte per diminuire il crescente numero di obesi in America. Basate sul consumo di pochi grassi, le diete low fat riempirono i supermercati ma non placarono il problema principale, una popolazione malata.

Questa non fu una dieta di successo e contribuì a fortificare il problema piuttosto che eliminarlo perché più avanti si sarebbe scoperto l’ importanza dei lipidi nello stile alimentare della persona.


Da qui, l’attenzione dei nutrizionisti si è spostata sui carboidrati fino ad oggi, con le cosiddette diete low carbs. In Italia ci si ostina a sostenere che le diete low carbs siano buone e consigliabili.


Perché, in realtà, non lo sono? Questa risposta tanto importante per la nostra salute potete trovarla nel The China Study. La critica alla dieta ipocalorica fa fallire le persone che la seguono per diversi aspetti, sia per la perdita di peso sia per il mantenimento dello stato di salute della persona.


Possiamo chiamarla come vogliamo: Dieta Dukan, Dieta a Zona, Dieta Paleolitica o Dieta del Gruppo Sanguigno non c’è differenza sostanziale nella pratica che si vuole promuovere con queste diete. Sono tutte concentrate su un basso consumo di calorie provenienti dai carboidrati e purtroppo incentivano un consumo esagerato di proteine e grassi che in alcuni casi è addirittura superiore al 60-70%.


Sostenere che bisogna eliminare i carboidrati e quindi negare una tradizione culinaria diventata patrimonio dell’Unesco, non ha molto senso soprattutto perché i carboidrati integrali (non quelli raffinati!) erano da sempre la base dell’apporto energetico giornaliero con una suddivisione che si aggirava intorno al 55-60% di carboidrati, 20-30% di grassi, 10-15% di proteine.


Il problema di tutte queste diete è che vogliono togliere i carboidrati senza fare alcuna differenza tra raffinato e integrale. Mangiare pasta, pane, riso integrale non porta all’ aumento di peso.

Inoltre, ridurre l’ apporto di carboidrati ha portato come logica conseguenza a un eccesso del consumo di proteine e grassi.

Uno sbilanciamento quest’ultimo che si rivela pericoloso per la salute a lungo termine delle persone e che conduce decisamente lontano dalla celebre Dieta Mediterranea.



Quindi, la domanda che dobbiamo porci di fronte a queste diete è : questa perdita di peso è duratura? Risolve il problema del sovrappeso o della pancetta alla radice? Sono abitudini alimentari buone? Come starò tra dieci-quindici anni?


Puntare quindi il dito solo sulla restrizione calorica è come «verniciare un prato di verde invece di curare lo stato di salute dell’erba!» La salute e la bellezza non si calcolano sulla bilancia ma sono riflesse in uno stato di salute generale della persona.


È chiaro allora che l’aumento del consumo di farine raffinate è associabile a un aumento di peso e a seri problemi di salute (non solo diabete!). Tuttavia, un aumento del consumo di carboidrati integrali, gli stessi elencati dalla Dieta Mediterranea, non solo non portano a problemi di peso ma addirittura avviano una perdita di peso regolare e duraturo che nel lungo termine giova alla salute e al benessere del paziente.


Come si evince leggendo la Bibliografia scientifica del dottor Greger la riduzione degli apporti di proteine e grassi che segue all’aumentato consumo di carboidrati integrali è un vero fattore protettivo di una scelta dietetica. Una dieta più sana e consigliabile e quindi una alimentazione che dovrebbe puntare a percentuali pari 80-10-10: 80% carboidrati integrali, 8-12% proteine e 8-12% lipidi.


Semplice. Solo raggiungendo la radice e perciò la causa del problema, siamo in grado di risolverlo.







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