Cosa si mangia negli ospedali? Il rischio di tumore aumenta anche per i nostri bambini. Le nuove lin

Gli ospedali che dovrebbero essere il posto in cui ci si cura e ci si avvia ad una duratura guarigione sono in realtà posti che non ragionano in maniera congruente alla salute e diventano perciò un luogo simbolo dell’ ipocrisia e scarsa conoscenza che oggi regna sull’argomento del nostro Paese.
Questo il risultato delle oltre 30 pagine di documento che è stato firmato del Ministero della Salute italiano che dal 2014 prende il nome di Linee di Indirizzo Nazionale per la Ristorazione Ospedaliera Pediatrica.
Questo documento si rivela essere una linea guida ma in realtà è solo un semplice pezzo di carta macchiato da inchiostro; da parole scritte per essere archiviate e dimenticate. Un documento che per ora è un semplice concentrato di “buoni propositi” della scienza medica che mette al centro delle cure la salute nutrizionale del bambino.
In queste linee di guida utilizzano principi di salute che 60 anni fa erano alla base dell’alimentazione, come la qualità, la varietà e la stagionalità dei prodotti utilizzati nei pasti consumati in ospedale.
Ma come è possibile che si rischia di mettere negli ospedali, e quindi anche in tavola dei bambini fino a quattro volte in più dell’apporto proteico raccomandato al giorno dalle linee guida nazionali (LARN 2012) e internazionali (EFSA NDA, 2013)?
Un rischio di tumore che aumenta anche nei bambini, perché per gli adulti il rischio è già altissimo. Tanto alto che una persona su due è destinata a morire di cancro. O me o te.
E si arresta così, sul mero computo delle proteine da servire, il grande passo avanti condotto dal nostro governo nel riconoscere un ruolo sempre più normato e controllato alla alimentazione nel percorso di cura dei bambini.
Le nuove Linee Guida per le mense ospedaliere hanno dato un riconoscimento importante alla corretta nutrizione; hanno riconosciuto che nel percorso di cura e salute del paziente pediatrico si deve puntare all’offerta di “alimenti vegetali a filiera corta” ovvero dare prodotti a km 0 che hanno ridotto I tempi di raccolta e di consumo.
La “variazione settimanale dei menu” è stata riconosciuta, al fine di evitare scelte ripetitive e monotone”. Ovvero, di evitare di dare ai pazienti purè, yogurt, prosciutto, tutte le sere. L’ “alternanza stagionale dei prodotti” e quindi la fine di biete e spinaci tutti I giorni.Si apre così un grande limbo, perché viene offerto un servizio che non è all’altezza delle linee governative presentate.
La corretta alimentazione in età pediatrica è una cosa fondamentale. Tutti capiamo quanto l’alimentazione sia importante per un bambino. Spesso però ci dimentichiamo da grandi quanto questi comportamenti di routine siano un gesto medico che compiamo ogni giorno, tre volte al giorno.
Il cibo è come una medicina, come un farmaco che prendiamo ogni giorno per il bene (o il male del nostro organismo). Eppure, negli ospedali italiani diventa uno scandalo e perciò l’emblema della “contraddizione”.

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