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La crisi generata dal Covid, la crisi del grano e della nostra economia.

Aug 17, 2020
7 min read

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

“Domani, forse."

Articolo scritto da Francesca Malloggi,

filosofa, counselor naturopatico, divulgatrice.

Si richiedono sempre di più prospettive che possano guardare con coraggio alla ricostituzione di una nuova forma di vita e di sopravvivenza a partire dalle premesse deludenti che abbiamo ereditato grazie alle scelte dei nostri governi e delle passate generazioni. Si tratta di guardare con sincerità, umiltà, studio e conoscenza alla realtà che ci troviamo di fronte.

Scusate, vi sembra fuori luogo oggi parlare di sopravvivenza? Forse no, perché risulta necessario per la nostra dignità iniziare a riconcepire una nuova forma di vita, che probabilmente ci è concessa dai potenti solo sotto forma di “sopravvivenza” che tuttavia rispetti la qualità della vita dell’essere umano, dunque che preveda un’ alimentazione salutare che ci garantisca una vita non necessariamente medicalizzata, che includa nuove forme di agricoltura e di economia, nuove forme di aggregazione sociale e di educazione per i bambini, gli adulti di domani.

La situazione drammatica creata dal lockdown e questo susseguirsi di ipotesi che incitano ad un nuovo isolamento è già stata e sarà sicuramente fonte di disagi psicologici ed economici amplificati che innescano uno stato di malattia dell’uomo contemporaneo, sia essa di natura psicologica o economica, o semplicemente psico-economica.

Lungi da me proporre immediate soluzioni, quello che vorrei è porre le basi per riformulare le domande giuste affinché possiamo aprire una discussione, per ricreare insieme forme di pensiero più funzionali, che portino alla creazione di una realtà che non vuole più aggredire o varcare i limiti naturali e umani.

Mantenere la scienza e la tecnologia al servizio dei potenti dandola però in pasto al popolo, come se la scienza fosse Dio, o una fede trascendente che tuttavia minaccia di controllare la vita stessa dell’uomo creando di fatto un totalitarismo liberale, è la direzione che i governi stanno prendendo, ma che a mio avviso deve essere evitata grazie alla consapevolezza stessa del cittadino, del senso civico, in una partita che si gioca nel binomio tra responsabilità e libertà che lasci ancora spazio ad una vera coscienza per una forma di civiltà più avanzata.

1 - La premessa.

Il 9 aprile del 2020 la FAO pubblica un articolo nel quale gli autori scrivono che la povertà su vasta scala causata dalla crisi economica innescata con il coronavirus “ può far cadere più di mezzo milione di persone in povertà a meno che siano adottate misure di intervento urgenti e drammatiche”. La FAO ammette che la speranza si gioca sul fatto che i paesi in via di sviluppo dovranno agire per proteggere le loro genti e domandare un aiuto ai governi più ricchi, in particolare a quelli che si ritroveranno sulle poltrone comode durante il G20. All’orizzonte ci dicono che vedono la necessità di un piano di salvataggio economico attuabile per tutti che vuole far fronte ad una crisi su larga scala, mobiltando circa 2.5 trilioni di dollari per fronteggiare la pandemia e prevenire un collasso economico globale.

Interessante vedere come, Imran Khan, Primo Ministro del Pakistan afferma che “ se fermiamo le economie delle città, salveremo le persone dal coronavirus ma le faremo morire di fame e povertà”. Vorrei dire al Sig. Imran che non ha tutti i torti e chiedergli come fermare questa pandemia economica! Ogni paese in tutto il mondo sta fronteggiando uno shock economico come risultato del covid, e tutti i governi devono intervenire per proteggere le persone da una destituzione totale, osserva questo Primo Ministro.

Guardando ad alcune interviste troviamo un cittadino qualunque, Micah Olywangu, le cui parole che siano piuttosto agghiaccianti. Micah è un taxista, vive a Nairobi, è padre di tre bambini, uno dei quali è appena nato a dicembre 2019, suo figlio è stato chiamato Precious che significa “prezioso”. (Sì, proprio così dovrebbe essere considerata ogni vita umana!) Micah racconta che la chiusura dell’aereoporto e il collasso del turismo nella sua città ha colpito duramente la sua attività. Micah dice che tutti i bar e i ristoranti sono stati chiusi, e un lockdown è stato imposto dalle 7 della sera alle 5 del mattino. Micah non ha uno stipendio da tre settimane. Il suo affitto doveva essere pagato il 30 Marzo ma racconta che non è stato più in grado di pagarlo. Dice che per ora “il proprietario della casa è stato comprensivo”, ma non sa per quanto potrà andare avanti. Micah, con le lacrime agli occhi afferma: “il virus ci ucciderà, ci ucciderà per la fame prima ancora che per la malattia stessa”. ‘This virus will starve us before it makes us sick.’

Micah ci sta parlando da Nairobi, in Kenia, e mi domando quanto differiscono le sue parole da quelle di un padre e una madre italiani che hanno perso il lavoro e devono ancora pagare l’affitto. Come dovrebbero fare tutti quei ragazzi che stavano portando avanti a fatica le loro attività, e ancora non possono avere la loro autonomia, un posto dove stare che non sia casa dei genitori, dove erano costretti a stare quando erano dei bambini. Le parole differiscono di poco, e la situazione italiana è altrettanto drammatica soprattutto perché le condizioni di adattamento di questi popoli sono diverse.

Oserei dire che in Italia ci sono contromisure di crisi economica e una rete sociale ancora più deboli di quelle che possiamo trovare in Kenia, ovvero che lo stato di povertà di un italiano è fronteggiato ancora peggio rispetto a quello di una persona che vive in Kenia.

2- Tesi e Paradossi.

«Che il tuo cibo sia la tua medicina e la tua medicina il cibo» diceva il grande medico e filosofo Ippocrate. In tempi più recenti il doppio Premio Nobel Linus Pauling ripeteva instancabilmente che «un’alimentazione ottimale è la medicina del futuro». Certo è che se fosse vivo Ippocrate non potrebbe fare il medico, perché mai come oggi la medicina è stata così lontana dagli insegnamenti dietetici del grande greco, ne tantomeno l’agricoltura che su scala mondiale non consente di provvedere ad una alimentazione sana a partire dal terreno stesso e dal grano. Come risulta essere una bufala la scarsità di risorse, uno dei punti cruciali della questione è piuttosto qualità e accesso a queste ultime.

Paradossalmente, secondo i dati riportati dal quotidiano del settore agroalimentare Agrisole, abbiamo la produzione mondiale dei cereali ai massimi. L’International Grains Council (IGC) rivede al rialzo la stima sul raccolto del 2020 a 2.7 miliardi di tonnellate!!!

Gabriele Bindi, filosofo, counsellor e giornalista ambientale, scrivendo un libro che è diventato un master nell’ambito del grano, dal titolo Grani Antichi, già nel 2016 ci informava che la produzione di grano non era mai stata cosi alta, e la produzione era stimata intorno ai 740 milioni di tonnellate, numeri ampiamente sufficienti a sfamare l’intera umanità.

Tuttavia ancora oggi ci sono sul pianeta persone da sfamare, a queste si aggiungono quelle malnutrite e in stato di povertà dei nostri stessi paesi. La malnutrizione è un fenomeno che ci riguarda direttamente, malattie croniche, degenerative, malattie autoimmuni, infiammazioni, ipertensione, disbiosi intestinale, artrosi non sono malattie a cui siamo geneticamente predisposti - cosa che potremmo pensare dato che un italiano su due ne soffre- ma è il nostro stile di vita che contribuisce alla loro comparsa.

3- Le Domande.

Ci sono delle domande da porci e alle quali vorrei cercare di rispondere attraverso l’Editoriale ed incontri futuri che avverranno dal vivo con chi avrà voglia di partecipare:

Se è vero che nessuno vuole tornare alle comunità autosufficienti, è possibile altresì evitare piantagioni OGM resistenti agli erbicidi, ovvero un enorme ipermercato globale che pretende con le multinazionali di fornire tutto il pianeta?

Che ruolo vogliamo dare alla luce di quello che è accaduto alla biodiversità?

Come potremmo migliorare il nostro stile di vita a partire dalle cose semplici come l’alimentazione?

Sarebbe possibile risparmiare e fare scelte alimentari più coscienziose e più sane?

Che cosa è successo durante la “rivoluzione verde”, che “verde”non era affatto? Verde è un bel colore, colore di vita, la rivoluzione verde invece una bella fregatura, un vero e proprio attentato ai grani antichi, la base di quello che doveva essere la nostra dieta mediterranea!

La pratica di gestione delle risorse degli ultimi anni ha degradato ecosistemi idrici, terrestri e impoverito la terra, il terreno, ha impoverito i nostri agricoltori, i nostri concittadini, le nostre tavole, la nostra economia e la nostra salute.

Il buon senso ci insegna che non serve alcool per mantenere attivo un fuoco, non servono picchi produttivi ma una stabilità delle colture, a garanzia delle generazioni presenti e future. In Italia importiamo il 75% del grano, come se del grano canadese o di quello americano ne avessimo reale bisogno. Il risultato è devastante, per le nostre tasche e per il nostro corpo.

4- Conclusioni e contemplazione di nuovi orizzonti.

Ci sono perciò degli aspetti principali che trovo doveroso affrontare in questo momento di grande crisi, e faccio riferimento a gli esperti così come ai cittadini, a tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco.

Ci sono delle valide soluzioni, io credo, ma la complessità è veramente alta per un singolo uomo. Le conclusioni riguardano la capacità di rispondere alle domande poste in precedenza che rappresentino un punto di partenza per un futuro più consapevole.

In aggiunta:

Da un punto di vista alimentare, sapete quali grani sono validi e quali invece creano problemi per la nostra salute?

Conosci il pane che arriva sulla tua tavola?

Come mai la celiachia e l'intolleranza al glutine è sempre più diffusa?

Che cosa è cambiato nel grano ?

Che cosa è cambiato nel terreno?

Quali sono le aziende che ad oggi nel territorio ci garantiscono una qualità?

Quali sono le contromisure per i disagi psico-economici delle nostre famiglie?

Come possiamo, se possiamo, creare una rete solidale che faccia fronte a tutto questo? Ci sono ad oggi diversi nuclei familiari che stanno pensando di acquisire terreni insieme per iniziare colture autosufficienti tra loro, altri pensano al problema della sovranità alimentare, poiché la qualità del nostro pane e di tutti gli alimenti da forno non è più buona come una volta, anzi, è molto problematica, costosa e malsana.

Parlemo di questi argomenti e di tanto altro, a Templia, con Marco Cappagli, agricoltore biodinamico, che con il suo lavoro può offrirci una visione dell’agricoltura più sincera, onesta e anche umile. Il lavoro e il sudore dell’uomo, in questo viaggio chiamato vita, lo si può riscoprire nella conoscenza del terreno, delle lune, dei batteri, delle stelle, in un ripensamento dell'economia familiare, della vita sociale, del lavoro e dello stile di vita dei nostri cittadini.

Tieniti aggiornato sui nostri appuntamenti e partecipa alle nostre discussioni, restiamo in contatto se vuoi partecipare alle nostre serate, aggiungiti al nostro collettivo.

I prossimi appuntamenti:

Pane e Veleno

Grano e Obesità

Miti da sfatare sul grano

Grani antichi e moderni a confronto

La libertà del seme

Scrivi a Templia templia.francesca@gmail.com o contattaci al +39- 3398111449.


 
 
 

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